Chi sono? Chi aiuto?
Sono nato il 23/06/1971 a Mirandola, un paesino della bassa modenese, cosi viene chiamato quel fazzoletto di terra.
Mio padre, era un commerciante ambulante di banane, mentre mia madre, operaia per una azienda del comparto biomedicale di Mirandola.
Entrambi i miei genitori, sono di estrazione contadine, in particolare, i genitori di mio padre, coltivavano la canapa e i genitori di mia madre facevano i mezzadri.
Ho vissuto per diverso tempo, con i miei nonni materni e mia madre fino a quando i miei, hanno deciso di sposarsi.
Per un periodo, ho portato il cognome di mia madre, poi ho preso quello di mio padre.
Diciamo che, per quell’epoca, e soprattutto per la cultura che regnava, non era una cosa usuale.
Come non era usuale, il nome che hanno deciso di darmi.
Ricordo la mia infanzia come un periodo spensierato, attorniato dai parenti di mia madre e coccolato da mia nonna.
Che a dir la verità, mi ha coccolato fino al giorno della sua scomparsa.
Ovviamente, come avrai capito, a casa mia non c’erano libri appoggiati ovunque e non mi venivano lette le storie degli uomini di successo prima di addormentarmi.
Mia madre diede la terza elementare in età avanzata, per necessità e la lingua parlata era il dialetto.
Sentir parlare italiano era una rarità.
Vivevo in una casa colonica, nella frazione di un comune, Medolla, di 5000 anime, di nome Camurana, dove il centro era caratterizzato da un negozietto dove potevi trovare di tutto, la chiesa con annessa canonica, la scuola elementare e un bar pizzeria.
Ecco 2 foto dell’epoca.

La casa era una casa di campagna, senza intonaco, ma avevamo il bagno interno con la vasca e l’acqua calda.
Ricordo che venivano scaldate le stanze che si utilizzavano, quindi tutte le zone di passaggio erano completamente al freddo e vi lascio immaginare d’inverno, quando dovevi uscire dalle coperte per andare in bagno e poi ritornare in camera per vestirti.
Ovviamente, anche l’estate era interessante, perché non avevamo il condizionatore e le estati erano belle calde come lo sono tuttora.
Si dormiva con le finestre aperte per far si che si creasse un po’ di corrente d’aria.
Che tempi! Sembra preistoria.
Dopo l’asilo dalle suore mi faccio le elementari a Camurana e i miei pomeriggi erano fatti di gioco e un pò di televisione.
Non se ne parlava neanche di fare attività sportiva a quell’età, un po’ per cultura e perché non c’erano le disponibilità economiche.
Ricordo che le rinunce di mia madre erano tante per far si che andassi vestito bene e mettere qualcosa da parte per gli imprevisti.
Dopo le elementari si va a fare le medie in città e quindi vado a scuola a Medolla, come ti ho già detto 5000 anime.
A me, sembrava veramente di andare in città, abituato a un borgo di case.
Nuovi amici e nuovi compagni di classe.
Già si poteva percepire una differenza di mentalità e pensare che ci separavano solo 2 km.
Erano gli anni in cui ho iniziato a insistere per andare a giocare a calcio, come facevano i miei nuovi amici. cominciavo a volere, le cose che avevano i miei compagni.
Erano anche gli anni in cui mia madre faceva i turni in fabbrica e ci eravamo trasferiti nel paese natio di mio padre, dove aveva costruito una casa, ma era a 30km da Camurana e da dove lavorava mia madre.
Non ricordo bene il perché, ma non cambiai la scuola e mia madre continuò a lavorare nella stessa fabbrica, quindi, quando faceva il turno del mattino mi alzavo all’alba per andare con lei poi stavo dai nonni prima di andare a scuola e quando faceva il turno del pomeriggio a volte stavo dai nonni perché mi addormentavo presto.
La cosa brutta di quel periodo, erano i fine settimana perché li passavo a Casumaro il paesino dove aveva costruito la casa mio padre ma non conoscevo nessuno.
Non vedevo l’ora che arrivasse il lunedì e odiavo il venerdì.
Sapevo benissimo che i miei amici nel week end si sarebbero visti per giocare o fare altre attività.
E a me mancava tanto.
Sicuramente c’è di peggio, ma come tu ben sai, ognuno sente il peso dei propri problemi e sicuramente a quell’età non facevo ragionamenti tanto complessi.
E non mi sento di condannare i miei genitori perché sicuramente hanno fatto tutto quello che era nelle loro capacità con gli strumenti che avevano a disposizione.
Il tempo passa e le medie finiscono.
I miei ci hanno sempre tenuto che studiassi e che facessi le superiori per avere un diploma che mi potesse aprire più possibilità nel mondo del lavoro.
E di questo ne sono grato a mia madre che ha insistito tanto per farmi ottenere almeno un diploma.
Cosi con un colpo al cerchio e uno alla botte mi iscrivo all’istituto tecnico industriale Galileo Galilei di Mirandola.
Altro cambio di paese ma stavolta si va alle superiori.
Ti ricordo che gli anni della mia infanzia li ho passati in campagna giocando tra il fieno e dentro e fuori dalle stalle dove venivano allevate le mucche per la produzione del latte.
Non ero nato in centro a un paese con tutte le differenze del caso.
Ricordo le difficolta di ambientamento con i nuovi compagni perché essendo molti di Mirandola si conoscevano dalle medie se non prima.
Ovviamente era difficile l’integrazione anche se sembrerebbe strano, ma questi meccanismi mentali li ho capiti molto tempo dopo.
Era normale che ognuno cercasse di rimanere con chi conosceva già, è un meccanismo inconscio che cerca di tutelarci, anche se purtroppo ci limita tantissimo.
Se continuerai a seguirmi te lo spiegherò meglio se non lo conosci già.
Ovviamente dopo il primo periodo le cose cominciano ad assestarsi e la classe si amalgama sempre di più.
Ovviamente con alcuni trovi più feeling ed altri meno.
Dentro di me c’era sempre quella voglia di assomigliare ai ragazzi che appartenevano al gruppo dei più fortunati, definiti cosi solo perché avevano il jeans firmato piuttosto che il maglioncino.
Pensa che in classe con me c’era il figlio del presidente della squadra di calcio del Mirandola, che allora era in voga, il quale, tra le sue amicizie, aveva i figli degli industriali più famosi.
Erano gli anni novanta e il comparto biomedicale era già famoso in tutto il mondo.
C’erano aziende di eccellenza mondiale.
Non avevo ben chiaro che cosa volevo, dove volevo andare.
Avrei voluto avere ma non sapevo come.
Non capivo perché loro si ed io no.
Periodo molto strano e particolare. Per appartenenza cominciai a fumare come penso fanno un po’ tutti i ragazzi.
Fortunatamente mi fermai li, a differenza di altri e di questo ringrazio mia madre per avermi fatto il lavaggio del cervello sulle paure che avevano i genitori a quel tempo.
Perché ovviamente con il boom economico di quegli anni anche i vizi spopolavano detto ciò, continuavo a sentirmi il brutto anatroccolo.
Continuavo a cercare di farmi notare nei modi più disparati e di conseguenza non ero molto concentrato negli studi.
Ai colloqui oramai era sempre la stessa tiritela…….
Intelligente ma non si applica.
Passai anche un momento in cui volevo ritirarmi, ero al IV anno di Elettronica.
Mia madre insistette tantissimo e alla fine lo feci per lei e per questo ora la ringrazio.
Quell’anno ricordo un episodio che fece arrabbiare il professore di Elettronica, il primo quadrimestre avevo 4 sia allo scritto che all’orale.
Dopo che promisi di impegnarmi con mia madre per almeno finire le superiori riuscii nel secondo quadrimestre ad ottenere un bel 8 sia allo scritto che all’orale.
Ricordo un’interrogazione massacrante ma le sapevo tutte…
Ovviamente la media fu 6 e fui salvo in quella materia.
Fui rimandato a settembre in altre 3 materie e passai l’estate a studiare e riuscii ad andare in V.
Dopo l’esame di maturità che passai per il buco della serratura mio padre provo a propormi l’università ma non mi convinse.
Mi era rimasta la voglia di emergere e cambiare il mio status, per cui pensai che andare a lavorare mi avrebbe permesso di farlo da subito.
Purtroppo, la malattia del tutto e subito, mi aveva già contagiato.
Volevo avere dei soldi, non per costruirmi un futuro, ma per divertirmi.
Infatti ricordo che iniziai a lavorare da un artigiano che avevo conosciuto gli anni precedenti nei lavori estivi che mia mamma mi spingeva a fare.
Questo imprenditore di allora aveva un concetto che poi negli anni ho fatto mio
e applicandolo mi ha permesso di vivere i miei affari molto più serenamente.
Lui diceva che tutti devono essere importanti, ma nessuno indispensabile.
In quel periodo tutti i soldi che guadagnavo li utilizzavo per fare le cose che non avevo mai fatto, infatti ho cominciato ad andare a sciare, al mare con gli amici, le serate in discoteca, i vestiti.
Spendevo tutto, ma volevo godermi la vita, come vedevo fare da altri coetanei.
Il problema era che alcuni erano e facevano quella vita, ma intanto facevano anche l’università perché la famiglia poteva permetterselo.
Io volevo qualcosa in più e dopo un breve periodo di militare al mio ritorno decisi di licenziarmi da un posto fisso per buttarmi nella gabbia dei leoni del lavoro autonomo.
Mia madre era disperata, ma fortunatamente ho sempre avuto un carattere abbastanza deciso e difficilmente torno indietro nelle mie decisioni.
Ero affascinato dal fare il rappresentante, ero attirato dalla vita che vedevo fare ad alcuni di loro.
Ovviamente vedevo la parte visibile del lavoro ma non conoscevo i retroscena e le difficoltà.
Premetto che a 8 anni nel periodo estivo ero sempre al mercato con mio padre o mio zio, diciamo spesso con mio zio perché mi faceva sgobbare meno.
E forse un po’ di commercio e vendita mi era entrato dentro.
Non sapevo nulla di come dovevo fare per aprire la partita iva, dei costi che avrei dovuto sostenere, e soprattutto non sapevo se sarei stato in grado di vendere e se ero portato.
Non conoscevo le tecniche di vendita e nessuno me le poteva insegare.
Col tempo ho capito tante cose ed è anche per questo che voglio metterle a disposizione.
Oggi volendo ci sono corsi per tutto e anzi diciamo che c’è anche molta confusione e sembrano uno meglio dell’altro.
Allora invece era difficilissimo reperire le informazioni e se andavi nella biblioteca del paese a parte romanzi e saggistica c’era ben poco.
Provo ad attivarmi e una sera parlando con amici di questa mia idea vengo a sapere che lo zio di un mio amico ha un’azienda che produce e commercializza integratori naturali e che vende nelle farmacie e nelle erboristerie.
Colgo la palla al balzo e fisso un appuntamento per farci 2 chiacchiere.
Ero gasatissimo anche perché l’azienda non era lontano da casa mia.
Dopo il primo colloquio decido di buttarmi, premetto che si parlava solo di compenso provigionale ma aveva un portafoglio clienti da darmi che ovviamente doveva essere incrementato.
Ho deciso di buttarmi anche perché mi ha creato il contatto con il suo commercialista per l’apertura della partita iva ecc., cosi non dovevo perdere tempo con la burocrazia.
Questa esperienza durò più o meno 2 anni dove mi scontrai con la realtà della vendita, mi feci un po’ le ossa e a fatica riuscivo a pagarmi le spese, infatti spesso mi aiutavano i miei per riuscire a pagare tutti.
Però quel lavoro mi stava stretto, non riuscivo a vedere le possibilità di crescita economica.
Mi misi a cercare altro e feci tantissimi colloqui, sempre come venditore ovviamente e come secondo lavoro, andavo ad aiutare mio zio al mercato al sabato e alla domenica.
Avrei potuto continuare l’attività di mio padre, ma vedevo i sacrifici che faceva e ovviamente sognavo un futuro migliore.
Per la cronaca è giusto spiegarvi l’attività di mio padre. Tre volte alla settimana si alzava alle 3:30 per andare al mercato ortofrutticolo ad acquistare all’ingrosso la frutta che poi andava a vendere nei mercati dei vari paesini. Nei giorni rimanenti, si alzava alle 5:30 per caricare la frutta e poi andava al mercato.
Tornava verso le 14:00 mangiava e soprattutto d’inverno la reazione termica caldo freddo faceva si che cadesse in un riposino di qualche ora.
Al pomeriggio doveva preoccuparsi di stoccare la frutta per proteggerla dagli sbalzi di temperatura. Quindi d’estate la metteva fuori alla rugiada e d’inverno al caldo in una parte del garage che aveva destinato allo stoccaggio.
Al tempo non si poteva permettere una cella frigorifera.
Ecco perché sognavo qualcosa di meglio per me.
A volte quando credi fermamente in un sogno qualcosa succede e infatti mio padre parlando con una sua cliente che aveva la miglior salumeria di Mirandola
viene a conoscenza che un’azienda che produce prosciutti cotti sta cercando un agente per la provincia di Modena.
Non aspetto neanche un minuto e mi candido.
I colloqui sono fissati a Faenza in un loro stabilimento. Vado ad acquistare una cartina ( ti ricordo che non c’erano i navigatori ed erano appena usciti i primi cellulari portatili ) e mi studio la strada.
Era venerdì 28 Agosto del 1992, mi alzo e il colloquio era fissato per le 11:00.
Mi lavo, faccio la barba e mi metto in giacca e cravatta e parto per Faenza con la mia cartina aperta sul sedile del passeggero.
Ero agitatissimo. Arrivo davanti alla fabbrica, entro, mi presento e comunico qual è lo scopo della mia visita.
Mi fanno accomodare in una saletta con altre persone, io ero il più giovane.
Finalmente arriva il mio turno e mi ritrovo davanti il direttore commerciale della ditta Rovagnati spa che al tempo era diventata famosa perché aveva fatto pubblicità con un testimonial del calibro di Mike Bongiorno.
Onestamente non ricordo cosa ci siamo detti nel colloquio, forse la mia testa l’ha rimosso oppure ero talmente concentrato a vendermi nel modo corretto che non è riuscita a registrare.
Rientro a casa nel primo pomeriggio e squilla il telefono, come ti ho già detto avevamo solo il telefono fisso in casa, e va a rispondere mia nonna.
Sento che mi chiama e mi dice che c’è un signore che ha bisogno di me.
IO: Pronto chi parla?
LUI: Ciao Socrate, sono il capoarea della Rovagnati, ti abbiamo scelto per la zona di Modena e provincia.
IO: ………………….
LUI: Socrate ci sei?
IO: si si
LUI: Se a te va bene si inizia subito lunedì mattina e ci troviamo alle 7:30 all’uscita di Modena Nord.
IO: va benissimo ci sarò.
LUI: ok a lunedì, avrò una croma grigia. Ciao
IO: Arrivederci.
Mi sembrava di essere in un film, avevano scelto me.
Onestamente non ci speravo perché ai colloqui c’erano persone con più esperienza e più mature.
Non sapevo che trattamento mi avrebbero riservato, che portafoglio clienti avevano, se c’era un rimborso spese.
Insomma non sapevo nulla ma ero carico a mille.
Il lunedì mi presentai puntuale e inizio un’esperienza fantastica che mi ha insegnato tantissimo.
Già in quel giorno vengo a sapere che c’era un fisso mensile di 5.000.000 di lire + iva ( ero un libero professionista ) dove al tempo un dipendente medio guadagnava 1.100.000 lire.
Quindi a conti fatti guadagnavo minimo il triplo di un normale dipendente.
Inoltre ero il più giovane rappresentante dei 180 in forza a Rovagnati.
Mi sentivo sul tetto del mondo.
Tanto per farvi capire la potenza e l’organizzazione dell’azienda mi diedero 2.000.000 delle vecchie lire per acquistarmi un telefono cellulare per essere sempre reperibile e dare un servizio ai clienti.
Comunque mai abbassare la guardia e vivere sugli allori perché i tempi possono cambiare.
E questo l’ho imparato sulle mie spalle.
Infatti dopo un po’ ci si abitua alla situazione in cui ci si trova, che sia negativa ma anche positiva, e si perde il senso della razionalità.
Davo per scontato che quella situazione non fosse mai cambiata e non mi preoccupavo di pianificare il futuro.
Grave errore. Infatti l’economia cambio, altri concorrenti iniziarono a fare pubblicità e a migliorare i prodotti, la grande distribuzione cresceva sempre più ma io non potevo servirla ne ero escluso contrattualmente e le vendite iniziarono a calare.
Fui costretto dopo 3 anni a salutare i miei colleghi e a recedere dal contratto con la Rovagnati.
Ero tornato al punto di partenza.
Feci per un periodo qualche lavoretto per sbarcare il lunario fino a quando tramite mio cugino venni a sapere che un’azienda che commercializzava materiale elettrico vicino a casa mia cercava un venditore.
Feci il colloquio con il loro psicologo e fui scelto.
All’inizio mi diedero come portafoglio i clienti che acquistavano poco da loro e mi ricordo benissimo che il primo mese feci 23.000.000 di lire di fatturato.
Dopo esattamente 6 mesi il fatturato era di 84.000.000 di lire al mese.
Ero riuscito a incrementare notevolmente i clienti che mi erano stati assegnati.
Il titolare di questa azienda capii che ci sapevo fare e mi propose di darmi altri clienti da sviluppare però pagandomi solo sull’incremento.
Voleva fare l’affare.
In quei giorni feci tante riflessioni e arrivai alla conclusione che io dovevo essere al timone di un’azienda per averne il controllo altrimenti sarei sempre stato in balia degli altri.
Cosi a cavallo tra il 1996 e il 1997 insieme a un collega aprimmo una rivendita di materiale elettrico a Suzzara.
Era la mia prima azienda, non avevo mai fatto l’imprenditore e preso dall’entusiasmo feci anche tanti errori.
Ciò nonostante, anche questa, fu un’esperienza fantastica perché imparai tantissime cose e ho conosciuto persone che mi hanno insegnato tanto.
Quindi nel febbraio del 1998 ho fondato a Finale Emilia in Provincia di Modena una società che ancora oggi mi accompagna nei miei affari.
Questa società si occupava di commercializzare materiale elettrico all’ingrosso e al minuto e fu l’ultima ad essere costituita da persone come prima esperienza in Emilia Romagna. Dopo ci sono state solo chiusure, fallimenti, fusioni, vendite.
Mi ricordo benissimo che le voci che circolavano nel settore mi davano 6 mesi di vita professionale ma purtroppo per loro sono passati quasi 20 anni.
Erano anche gli anni di una recessione economica che scoprii solo dopo, e per fortuna! Perché altrimenti, mi sarei lasciato influenzare e forse non avrei aperto.
Mi ricordo che molti, compreso i miei famigliari, mi davano del pazzo, ma stavolta ero meno incosciente e mi ero fatto un business plan previsionale con i costi, i rischi, e gli introiti molto probabili.
E in quel momento coniai il metodo
MINIMA SPESA MASSIMA RESA.
Se un progetto passa questo test sulla carta allora ci possono essere le condizioni per svilupparlo.
Ovviamente nella società mi occupavo di quello che sapevo fare, Vendere.
Ma col tempo mi resi conto che il vendere non è tutto in un’azienda, ci sono tanti aspetti da considerare, da pianificare, ecc…..
2 Anni dopo liquidai il mio socio di allora. Io volevo far crescere l’azienda e lui fondamentalmente stava aspettando la pensione. E quindi capii che gli obbiettivi dei soci devono essere condivisi e a volte possono cambiare nel corso del tempo ma lo capii molto meglio qualche hanno dopo.
Nel giro di qualche anno raddoppiai il fatturato e nella mia zona cominciavo ad essere conosciuto, infatti alcuni rappresentanti di aziende importanti iniziarono a farmi visita.
Altra lezione di vita.
Io mi ricordo anche di chi mi ha aiutato quando non ero nessuno e questo nel tempo mi ha ripagato.
Sono anni spensierati aiutato anche dalla crescita economica.
Vita spensierata, 2 soldi in tasca, macchina, moto, divertimento, ecc…
Ma a volte succede qualcosa che ti scombussola, prima cado in moto e per poco non rimango su una sedia a rotelle e poi un lutto di un cugino a me molto caro mi destabilizza la vita e per qualche mese perdo la visione del futuro e dei valori importanti della vita.
Fortunatamente dopo qualche mese un altro cugino a me caro si trova in difficoltà con la sua azienda e l’affetto che ci lega mi ha spinto a volerlo aiutare e questo ha fatto molto bene anche a me per rimettermi in careggiata.
Aiutare e sentirsi importanti per gli altri, scoprii essere un bisogno fondamentale dell’essere umano.
Dopo un po’ come ti ho già detto ci si abitua della situazione e avevo bisogno di altre sfide. Solo col tempo capii che è una cosa normale che accada ciò perché fa parte della nostra natura.
Guardo come sono strutturati i mei colleghi concorrenti e voglio provare ad imitarli senza però capire che bisogna cercare di essere differenti in qualche modo per apparire diverso agli occhi del tuo cliente.
Quindi decido che devo duplicare l’azienda e cerco una realtà da acquistare.
Era il 21 dicembre del 2004 quando riapro con la mia insegna un altro magazzino a San Giovanni in Persiceto.
Aveva passato il test MINIMA SPESA MASSIMA RESA.
Ne avevo valutati altri ma non passarono il test.
Nel giro di 2 anni il mio fatturato era raddoppiato.
Avevo da poco acquistato la realtà quando mi resi conto che fino a quel momento avevo fatto tutto senza aver seguito corsi specifici e non avendo fatto l’università non avevo nemmeno quelle basi.
Ero un autodidatta e sentivo il bisogno di crescere professionalmente ma velocemente perché azienda piccola problemi piccoli azienda più grande problemi più grandi.
Mi sento di darti un consiglio, CERCA DI ESSERE MOLTO CURIOSO.
A quel tempo frequentavo spesso un amico d’infanzia perché avevo tramite lui cominciato a fare qualche investimento immobiliare all’estero. Per l’esattezza in Romania.
In una delle tante chiacchierate gli confesso il mio momento di smarrimento nell’affrontare la crescita e soprattutto che mi sono reso conto di non avere una formazione sia nel business ma anche dal punto di vista personale.
Dopo qualche giorno mi chiama e mi dice che un suo collega ha un amico che si occupa di formazione sia personale che professionale e ha un programma di formazione e che gli ha già chiesto i costi e a breve sarebbe arrivata la proposta commerciale.
Non c’è niente da fare, quando desideri una cosa e ci metti la testa qualcosa succede.
Quando leggo il costo cado sulla sedia. Eravamo tra il 2004 eil 2005 e io non avevo mai fatto un corso di formazione.
2.500€ + iva a testa solo se accettavamo entrambi e se pagavamo subito.
Mi sembrava un’enormità ma da qualche parte dovevo partire.
Cosi mi iscrissi all’Accademy di Roberto Re, un percorso che dura un anno composto da 3 appuntamenti dove il più breve ma non meno intenso dura 4 giorni e il più lungo 6 giorni.
Non sapevo cosa mi aspettava e cosa avrei imparato.
Dico solo che non rimpiango quei soldi anzi è stato un ottimo investimento come lo è tutta la formazione di qualità.
Comincio ad applicare quello che ho imparato dall’Accademy e soprattutto riesco a capire come funziona il nostro cervello, come reagiamo agli eventi, il perché di certe reazioni e soprattutto metto chiarezza nella mia personalità e racchiudo in una frase quale è lo scopo che mi fa muovere il culo.
Te la riporto cosi come l’ho scritta nel lontano 2005.
Amare donando, godere nell’essere utile e fare il meglio per me e per gli altri.
Dopo quell’esperienza mi appassiono di Programmazione Neurolinguistica e faccio il percorso PNL Practitioner il trainer fu Andrea Favaretto, che ricordo con affetto.
Come ti ho già accennato le cose stavano andando bene ma mi ero reso conto che bisognava diversificare, diventare sempre più curiosi per scoprire nuove opportunità che il mondo ci propone.
Per un certo periodo di divido tra l’azienda che avevo fondato e questa nuova collaborazione che era nata con il mio amico.
In quegli anni ho sperimentato e fatto tante esperienze, alcune positive e altre negative ma tutte mi hanno insegnato qualcosa.
Ho ceduto alcune quote ad alcuni miei collaboratori di allora ma facendo degli errori che ho pagato caro per diversi anni.
Ho aperto un call center che abbiamo dovuto chiudere malamente.
Ho fatto investimenti e transazioni immobiliari.
Ho visto tanti soldi e diversi si sono fermati nelle mie tasche.
Ho conosciuto tante persone e mi sono fatto un’esperienza sul campo che nessuno mi potrà portare via.
Qualcuno un giorno mi ha detto che i soldi vanno e vengono ma le cicatrici rimangono.
Tra le belle persone che ho conosciuto c’è anche Maria.
Con Maria è iniziata una splendida relazione che a tutt’oggi dura e dalla quale nel 2011 e nel 2013 sono nati i nostri figli che ci hanno fatto capire quanto è bello essere genitori.
Fortunatamente ho incontrato Maria quando avevo già fatto chiarezza su chi ero con i miei pregi e miei difetti e con la consapevolezza di me stesso ho potuto fargli vedere chi veramente ero.
Tante volte le cose non accadono a caso.
Ma dopo le salite ci sono anche le discese e l’errore più grosso è sottovalutarle o ancora peggio pensare che la salita sia eterna.
Arriva il 2008 e il mercato immobiliare comincia a dare segni di saturazione e il sistema finanziario comincia a traballare ma drogati dagli anni passati non mi rendo conto che all’orizzonte sta arrivando la tempesta.
Eravamo in aeroporto in partenza per uno dei tanti viaggi all’estero e ad un certo punto il mio amico guardando il televisore in aeroporto esclama ad alta voce: NO CAZZO.
Mi giro e gli chiedo cosa fosse successo.
Mi risponde: E’ fallita la terza banca mondiale, adesso è un casino.
Premetto che al tempo faceva il promotore finanziario e quindi era molto più preparato di me sull’argomento e sulle conseguenze.
Da li ovviamente fu un susseguirsi di problematiche che toccarono tutte le mie attività.
Il mercato immobiliare si blocco, i miei clienti che ricevevano insoluti a raffica e a loro volta andarono in difficolta.
Ricordo che in un solo mese ricevetti mancati pagamenti per 100.000€.
Fu un bruttissimo periodo e non sarebbe stato il primo.
Ricordo che nel tornare a casa da una cena/riunione con il mio amico dopo un lungo ragionamento tra me e me gli mandai un messaggio che divento un must.
IL MONDO E’ COME UN GRANDE OROLOGIO,
O CAMMINI CON LUI
O RIMANI INDIETRO.
Ci fu una speranza di ripresa nel 2010 con l’avvento del fotovoltaico che diede speranza al mercato in cui ero e che per chi seppe approfittarne fu anche un’ottima opportunità per farci dei soldi.
Decisi di seguire il mio detto.
Quindi cavalcai l’opportunità e dopo un approfondito studio dell’argomento decisi di realizzarmi un impianto pilota da 20kw per capire le varie problematiche in corso di realizzazione che non potevo prevedere sulla carta.
Sempre in quell’anno tramite un carissimo amico venni a sapere che un’azienda era in grosse difficoltà e vendeva un capannone sempre nel paese dove avevo la sede dell’azienda.
E decisi di acquistare anche quello. L’anno successivo riempii il tetto di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.
Ci trovai gusto e insieme ad amici decidemmo di realizzare altri impianti fotovoltaici da mettere a rendita per i momenti difficili.
Il tutto facendoci finanziare e da questa esperienza coniai una frase che ovviamente vale solo per gli affari:
UN UOMO VALE NON PER I SOLDI CHE HA
MA PER QUELLI CHE PUO’ OTTENERE.
Questo perché ho capito che alle banche dopo la grande crisi del 2008 non sono molto interessate alle garanzie che porti ma a come fai a restituirgli i soldi.
Capisco che l’attività della rivendita di materiale elettrico non sarebbe durata per l’eternità vista la mia dimensione nei confronti dei colossi che cercavano di diventare sempre più grandi e infatti facevano acquisizioni a destra e a manca.
Dopo questa riflessione comincio a guardarmi intorno e provo ad ipotizzare nuovi business per il futuro.
Quindi:
RICORDATI CHE NIENTE ARRIVA PER CASO
MA TUTTO QUELLO CHE OTTIENI E’ FRUTTO DI QUELLO
CHE VERAMENTE VUOI.
Capisco che il continuare a vendere prodotti di altri non mi può portare da nessuna parte.
Sono tanti anni che non frequento più corsi o leggo libri specifici per tenermi aggiornato e infatti mi rendo conto che il mio livello di preparazione è decaduto. Come un medico che smette di tenersi aggiornato.
Anche un imprenditore deve sempre tenersi aggiornato perché altrimenti è destinato ad essere sopraffatto dall’evoluzione e a me stava succedendo la stessa cosa.
Ci fu un evento esterno che stravolse la zona in cui operavo.
Il 20 maggio del 2012 ci fu una forte scossa di terremoto susseguita da un’altra il 29 maggio che provocò diversi morti e tanti sfollati.
Chi ha subito un terremoto concorderà con me che la vita non è più la stessa e che ci si rende conto di quanto si è impotenti contro la natura.
Tutto poteva finire in pochi secondi, anni di sacrifici potevano svanire in un attimo e quando te ne rendi conti psicologicamente è devastante.
Per quanto mi riguarda sono stato molto fortunato perché non ho avuto tanti danni materiali, ma tutti i capannoni per legge sono diventati inagibili quindi se decidevi di lavorarci dentro la responsabilità era solo dell’imprenditore.
Al tempo avevo la sede dell’attività in un capannone acquistato nel 2010 ma la filiale era in un capannone in affitto che per legge era diventato inagibile.
In poche parole se ai dipendenti che lavoravano all’interno si fossero fatti male per qualsiasi motivo solo io ne sarei stato responsabile e nessuna assicurazione mi avrebbe coperto.
Quindi decisi di chiudere la filiale e tenere aperto solo la sede.
I costi di delocalizzazione che erano per il momento a carico mio e che forse mi sarebbero stati rimborsati erano troppo elevati da sostenere.
Stabilizzata la situazione cominciai a riflettere sul futuro del mercato in cui ero e mi rendevo conto che sarebbe stata sempre più difficile sopravvivere.
Ripresi gli studi di marketing, feci corsi di crescita personale, e sempre più mi resi conto che dovevo reimpostare la mia carriera lavorativa.
Cosi dopo un’analisi di mercato e della tecnologia che avrebbe portato benefici in futuro decisi di sviluppare il settore dell’illuminazione a led specializzata nel relamping, in poche parole la sostituzione delle lampade tradizionali con quelle a led.
Creai un mio brand per non vendere prodotti di altri e cominciai a cercare fornitori in Asia come partner per la costruzione dei corpi illuminanti.
Passai notti insonni perché tra noi e l’asia ci sono circa 6 ore di fuso e quindi quando da noi sono le 3,00 del mattino in asia sono le 9,00.
Non nego che ho fatto tanta fatica a trovare delle aziende serie ma chi la dura la vince e adesso a distanza di anni ho dei partner molto affidabili.
Comincio ad investire sempre più nel mio brand per cercare di creare un’alternativa ed avere il controllo.
Se vendi un prodotto con il nome di un altro è molto difficile fidelizzare il cliente perché rimarrà legato al prodotto non a te.
Per farti un esempio se vuoi comprare i biscotti del mulino bianco li acquisterai dove è per te più comodo o meno costoso ma comunque vorrai quel tipo di biscotti e non un altro.
Studiai la concorrenza e decisi di differenziarmi proponendo qualcosa di diverso e particolare.
Cercavo un mercato di nicchia ma che mi premiasse.
Cosi pian piano ho iniziato a vendere i miei prodotti dove potevo finalmente fare il prezzo io , decidere le modalità di pagamento e non era possibile confrontarlo perché quel prodotto lo trattavo solo io. Quindi se volevano quel prodotto dovevano sottostare alle mie regole.
Questa scelta mi permise di differenziarmi e di poter affrontare nuovi potenziali clienti ed uscire dalla morsa del solo prezzo.
Fatturavo meno ma guadagnavo uguale con meno rischi di mancati pagamenti.
Non avevo bisogno di avere magazzini immensi e quindi capitali investiti.
Il settore del materiale elettrico diventa sempre più complicato, e di mia prassi negli anni ho imparato a guardare al futuro in modo pragmatico come lo sono spesso anche nella vita e non vedevo un futuro roseo.
Infatti la liquidità scarseggiava ed era complicato incassare in modo regolare e puntuale.
Di li a poco non avrei avuto i soldi per onorare i pagamenti e questo non fa parte del mio carattere.
La situazione mi stava portando in una situazione psicologica non buona e produttiva.
Hai presente quei momenti in cui vedi tutto nero e non vedi una via d’uscita?
Be c’è sempre la possibilità di risollevarsi e io ne sono l’esempio.
Di li a poco sono riuscito a vendere il ramo d’azienda. Era gennaio 2017.
Ovviamente nella vendita non ho guadagnato nulla ma ho eliminato i costi fissi, mi sono tolto da un mercato che non poteva portarmi da nessuna parte.
Mi sono rimboccato le maniche ho ripreso il timone della mia vita e ho cominciato a riscrivere il mio futuro.
Esiste un inverno, poi la primavera, l’estate e l’autunno per poi ritornare in inverno.
E un giorno a una persona a me cara dissi:
VIVI IL PRESENTE
IMPARANDO DAL PASSATO
CON UN OCCHIO AL FUTURO.
Chi aiuto?
Mi sono reso conto solo ultimamente che ho sempre cercato di aiutare le persone, era più forte di me.
Penso fermamente che quando decidi di aiutare qualcuno lo devi fare per il solo gusto di farlo senza mai aspettarti nulla in cambio.
Aiutare è donare e quindi dare con disinteresse.
Solo ultimamente ho capito che non tutte le persone vogliono essere aiutate.
Ultimamente tendo la mano delicatamente e aiuto solo dopo aver avuto un accenno di disponibilità.
Mi sono reso conto che cosi facendo il mio aiuto è più efficace perché la persona che ho difronte è predisposta ed aperta ad ascoltare e non risulto invadente.